I sottili procedimenti adottati, sia col paziente tratteggio in china, sia con l’accorta e dosata colorazione, conferiscono al quadro un’atmosfera poetica come in squarci di memorie che restano, nonostante la loro vaga consistenza, sottese da una velata simbologia…
— Fiore Torrisi, 1978
Colta e raffinata, Fernanda Paternò Castello, porta dentro di sé - nel suo bagaglio culturale, nel suo nobile sentire - l’incidenza di un’arte che ha riempito due secoli di storia e che è vanto e decoro della Catania settecentesca; e la traduce in macchie di colore così sobrie e delicate, di così morbido impasto da annullare il peso della materia e trasfigurarla in dimensione poetica
— Lucio Sciacca, La purezza del cuore, Catania 1979
… la sua ricerca commossa sul barocco. Commossa perché è riuscita ad entrare in un’ampiezza ed una forza compositiva che, per un vivo ritmo delle luci, efficaci sbattimenti d’ombre, volute dissimulazioni del chiaro segno, costituiscono un mondo rivissuto col sofferto animo dei nostri giorni
— Fortunato Grosso, Catania 1979
Un gusto nobile, dal sapore antico, di una Sicilia che oggi vive e non vive… Angeli barocchi e frammenti di opulente architetture affiorano da un segno minimo, talvolta quasi impercettibile, ma allusivo di spazi più ampi, dimore sontuose dove le stanze non si possono contare, come rievoca Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo
— Giordana Canti, Roma 1987
Ha messo le ali al Barocco!
— Rina Monaco, Roma 1989
Chiunque… guardando i fogli di Fernanda Paternò potrà compiere un breve e gradevole viaggio nel magistero decorativo di quel che è stato forse l’ultimo di grandi stili architettonici, ossia il Barocco… Chine acquarellate che mimano e riflettono la grazia dei loro modelli; col supplemento aggiuntivo, tutto femminile, specie nell’uso del colore, di riuscire, non di rado, a trasformare gli originali merletti di pietra in più gustosi e ironici trofei di zucchero e marzapane costruiti dai rapidi tocchi del pennello con un colore fluido, vivace, di felice memoria depisisiana
— Piero Guccione, La dolcezza delle cose - Amici come pittori, Scicli 1991
La pietra nera di Sicilia trova nei merletti del Barocco, ma più ancora nella delicatezza dei suoi acquarelli una trasfigurazione affascinante
— Rino Nicolosi, Palermo 1991
Amare il barocco non è cosa facile! A meno di non avere una profonda affinità culturale col mondo che lo ha generato. Fernanda sublima nelle sue opere il fluttuare armonico di quest’arte
— Aldo Scaccianoce, Acireale 1991
… valorizzazione grafica del figurato che, dall’armonia rotondeggiante del putto della decorazione secentesca, si allarga agli equilibri acrobatici di costumi e di maschere, di funamboli, la cui figura umana guadagna una dimensione più vicina al reale, se pur legata al mondo del fantasioso e dell’apparire.
Un approccio più visibile con la realtà che l’artista coglie soprattutto negli studi di vele e sartie che, nel linguaggio di geometrismi, di spazi e di colori, intessono racconti di libertà e di evasione alla ricerca di nuovi orizzonti
— Milly Bracciante, Catania 1991
Con rapidi, immaterici tocchi terrosi che assomigliano alla scrittura di chi è riuscito a compendiare con poche parole il proprio pensiero, gli acquarelli di Fernanda Paternò Castello trasmigrano sulla carta la giocosità, e la gaudiosità di queste masse, di queste sporgenze e rientranze morbidamente chiaroscurate, interpretandone il grande spirito comunicativo e artistico… Sono pagine di balconate, di vedute sensibilmente toccate, coerenti tra loro, distensive e concilianti come se si ascoltasse il “Sogno” di Schumann quando fuori sta piovendo, e dietro il vetro, il fiato appanna di dolcezza e di calma tutte le cose
— Claudio Milluzzo, I motivi barocchi negli acquarelli di Fernanda Paternò Castello, 1991
E’ magico, pieno di risonanze il mondo in cui vive Fernanda… Il suo Giardino segreto ricco di piante e reperti, misterioso e surreale come un dipinto di Piranesi, è il suo mondo, il suo studio, il suo ufficio. Qui lei dipinge a partire dall’alba, qui fa giardinaggio, si occupa di amministrazione, riceve gli amici e i clienti e accumula memorie, disegni , progetti, favole… E’ un universo stipato di grazia e di capriccio, e per descriverlo puoi solo enumerare. Caso e volontà, abbandono e abbondanza. Collezioni, dettagli, avanzi di ricordi, armonia e caos…A una domanda consegna dieci risposte, spesso decentrate, ma questa è lei, signora della divagazione e del contrasto. Artista e manager. Brillanti e jeans. Puntocroce e computer. Calligrafia con pennino e posta elettronica…
— Elvira Seminara, Sensi, Catania 2004
Fernanda Paternò ha ben chiaro che il proprio specifico linguaggio espressivo è nella padronanza artigiana del mezzo, nella rigorosa disciplina dell’esecuzione, nella capacità di rendere con semplice disinvoltura ciò che è difficile come se fosse facile…la grazia delle sue opere ci invitano a riflettere
— Valter Pinto, Barocco di carta, Catania 2005